Questo mese sono passati 15 anni dal mio trasferimento a Bertonico da Castiraga Vidardo.
Torno spesso a Vidardo perché lì ho parenti e genitori; ci sono tornato lo scorso weekend per fare visita a un ragazzo prematuramente scomparso.
La sensazione è stata strana. Mi sono fermato a prendere un caffè in un bar, un posto che tra l’altro ho cercato di evitare per anni perche’ mi sentivo “inadeguato” alla sua frequentazione, e mi sono sentito straniero.
Una sensazione strana, non necessariamente negativa. Riconosci i volti, loro ti riconoscono. Saluti. Fai due parole. Ma ormai non sei più parte di quel mondo.
Il pensiero corre necessariamente agli anni passati lì, ai traumi che ultimamente sono riemersi, e ti accorgi che comunque oggi sei una persona diversa e che non appartieni più a quel posto, nel bene o nel male.
Chi sono oggi è ancora una pagina in scrittura, non una personalità incisa nella pietra, sicuramente a 42 anni una persona in profondo mutamento. Singolare come bastino due ricordi e qualche parola per muovere un mondo dentro che da due mesi ormai mi tormenta e non mi fa dormire.
Forse il primo passo è questo. Sentirsi straniero in terra natia significa anche sentire che quel passato bisogna ormai guardarlo con distacco. Forse il sonno tornerà solo quando accetterò che quel ragazzo di Vidardo non esiste più, lasciando il posto all’uomo che sto diventando qui.