Arte

Durante i mesi sospesi della pandemia ho fatto una scoperta inaspettata: mi sono riscoperto artista.

La cosa ha quasi del paradossale se guardo indietro nel tempo. Fino agli anni delle scuole medie non solo non avevo mai mostrato alcuna inclinazione per il disegno o le arti visive, ma l’esperienza scolastica era stata tutt’altro che incoraggiante: sono stato spesso bersaglio delle derisioni poco costruttive di una pessima insegnante, di quelle capaci di farti credere per anni di non essere tagliato per qualcosa. Alle superiori qualcosa ha iniziato timidamente a muoversi sotto la superficie, ma è rimasto a lungo un seme sopito. Ci sono voluti oltre vent’anni di letargia e quel brusco arresto del ritmo quotidiano imposto dal lockdown perché quella scintilla trovasse finalmente lo spazio e il tempo necessari per divampare del tutto.

Oggi il mio mezzo d’elezione sono gli acquerelli: una tecnica affascinante ed esigente, fatta di equilibri sottili tra controllo, trasparenze e l’imprevedibilità dell’acqua sulla carta. Al contempo continuo a sperimentare, mettendo alla prova altre tecniche pittoriche e nuovi materiali per allargare il mio vocabolario visivo.

Non so dire con certezza se le pagine di un blog personale siano la vetrina ideale per promuovere la mia produzione artistica. Dopotutto, l’arte per me non rappresenta una professione né una ricerca commerciale, bensì una passione autentica: un momento di decompressione che mi rigenera, mi rilassa profondamente e mi offre una dimensione di realizzazione personale del tutto complementare al resto della mia vita.