Domani si parte. E ogni volta che torna la sagra, la sensazione che provo va ben oltre la semplice attesa per una festa di paese.
Viviamo in un’epoca che tende a isolarci, a rinchiuderci nei nostri spazi privati o dietro a uno schermo, facendoci credere che l’autosufficienza sia una virtù e che il legame con chi ci vive accanto sia secondario. Le feste popolari, e in particolare la nostra sagra di Maria Bambina a Bertonico, rappresentano l’esatto opposto: un atto profondamente politico, nel senso più nobile e originario del termine. Riguarda la polis, il vivere insieme, la costruzione dal basso di quello spazio comune che chiamiamo comunità.
Un paese non si regge solo su delibere, asfalti, sfalci del verde o bilanci. Un paese vive davvero se ci sono occasioni in cui le persone possono incontrarsi senza filtri, riallacciare nodi allentati dalla routine, fermarsi a chiacchierare a un tavolo, condividere tempo e sguardi. In questi momenti informali e semplici si rinsalda la fiducia reciproca e si costruisce quel senso di appartenenza che è il vero antidoto allo spopolamento, alla rassegnazione dei piccoli centri e a ogni malumore generato dalla politica nei suoi aspetti più distorti e litigiosi.
Quest’anno, poi, c’è un motivo in più per sentirsi uniti. Viviamo questa sagra lieti anche della riapertura della nostra chiesa parrocchiale di San Clemente, dopo un anno e mezzo di chiusura. A lavori ultimati, grazie allo sforzo della Curia e a un contributo che come Comune siamo fortunatamente riusciti a garantire, sono certo che lo splendore ritrovato della nostra parrocchiale renderà questi giorni ancora più speciali. È la risposta più concreta e serena anche a chi, nei mesi scorsi, scommetteva solo sul peggio: recuperare i luoghi simbolo della nostra storia comune significa restituire identità e radici all’intera collettività. E finalmente tornare ad abitarli, insieme.
Niente di tutto questo accade per caso. Dietro ogni serata, ogni spazio allestito, ogni evento c’è un’idea precisa di partecipazione: la convinzione che un’amministrazione non debba calare le cose dall’alto, ma farsi promotrice di energie, lavorando fianco a fianco con le commissioni, le associazioni e l’incredibile generosità dei volontari. È la dimostrazione pratica che quando il territorio si muove compatto e collabora, si riescono a creare momenti vivi, ricchi di significato e capaci di parlare a tutti, dai più piccoli agli anziani.
Fare comunità oggi è una scelta coraggiosa e necessaria. È prendersi cura delle relazioni umane che tengono in piedi il nostro paese.
Ci vediamo nelle piazze, al parco e tra le nostre strade. Buona festa a tutti noi.

Lascia un commento