Fare oratorio, oggi

lonely soccer ball on urban street

Ci sono posti che ti segnano e ti fanno diventare quello che sei. Per me quel posto è stato l’oratorio di Castiraga Vidardo.

Ci sono cresciuto da bambino, ci ho passato pomeriggi interi. Lì ho trovato amici veri, ho capito cosa vuol dire far parte di una comunità e mi sono fatto le ossa come cittadino. In quel posto ho avuto anche scontri duri; inutile fare finta di niente o raccontare la favoletta. Perché ho visto da vicino anche cosa succede quando la politica, quella brutta delle fazioni e delle bandierine, prova a infilarsi in mezzo a un cammino comunitario. Ma alla fine è anche grazie a tutto questo, compresi gli sbagli e le litigate, che ho formato il mio carattere e mi sono appassionato alla cosa pubblica.

Oggi vedere partire per davvero l’oratorio a Bertonico fa un certo effetto.

Siamo nel 2026: tra smartphone, social e vite sempre più isolate, aprire un oratorio oggi a qualcuno sembrerà una roba vecchia, fuori tempo massimo.

Io penso l’esatto contrario. In un paese piccolo come il nostro, un posto così, se gestito come si deve, è un presidio educativo fondamentale. Serve come il pane.

Mettersi in gioco per mandare avanti questo progetto non deve servire a gonfiare l’ego di nessuno o a mettersi medagliette sul petto. Si fa per una cosa sola: per i nostri ragazzi. Per dare loro quello che molti di noi hanno avuto la fortuna di vivere: un posto aperto, accogliente, dove poter stare insieme, fare casino, tirare calci a un pallone, sbagliare e crescere.

C’è tanto da fare e c’è una certa dose di scommessa in questo progetto ma la strada è quella giusta.

Buon cammino all’oratorio di Bertonico.

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