L’indeterminazione relazionale

Avete presente il Principio di Indeterminazione di Heisenberg? No? Tranquilli. Se non lo avete presente non siete delle brutte persone. Ad ogni modo, trattasi di un caposaldo della meccanica quantistica e dice che non puoi sapere contemporaneamente dove si trova una particella e dove sta andando. La formula è:

Δx è la variazione di posizione, Δp è l’impulso ovvero la differenza della quantita’ di moto. Quel simbolo strano ℏ, h tagliato, è una costante (costante di Planck semplificata) che ci dice una cosa semplice: c’è un limite a quanto possiamo capire della realtà in un colpo solo. O guardi il punto fisso, o guardi il movimento.

Sto intuendo che nelle amicizie e nei rapporti umani succede esattamente lo stesso. Esiste un’indeterminazione tra la Persona e la Dinamica.

  • La Persona: È il tuo amico o amica. Sai che è un/a bravo/a ragazzo/a, che ha un buon cuore, che “in fondo ci tiene”.
  • La Dinamica: È quello che succede concretamente quando interagite. I messaggi visualizzati e mai risposti, le battute passivo-aggressive, o quella strana pesantezza che ti senti addosso dopo averci passato un’ora.

Il problema è che tenere d’occhio entrambe le cose è un casino. Spesso siamo così concentrati sul fatto che lui/lei sia una “brava persona” da non accorgerci che la relazione semplicemente non ingrana. E la nostra energia emotiva è una costante finita, come quella di Planck.

Il punto è questo: se una persona è fantastica sulla carta, ma la dinamica che si innesca sistematicamente tra voi è tossica, sbilanciata o logorante, bisogna smettere di guardare il singolo e iniziare a guardare la traiettoria.

Puoi avere davanti la persona migliore del mondo, ma se la traiettoria della relazione mira dritta contro un muro, alla fine quello che conta è l’impatto e che ci si farà molto male. A volte bisogna accettare che la persona è ottima, ma è l’equazione tra voi due a essere sbagliata.

Non siamo laboratori di fisica particellare ma non possiamo comunque ignorare l’importanza del moto, in questo caso la relazione.

Quindi, forse, se i conti non tornano e ci si ritrova a giustificare dinamiche tossiche osservando solo la persona, bisogna smettere di ricontrollare i singoli addendi e guarda il risultato dell’operazione: il muro, appunto.

Se il risultato è negativo, forse è ora di cambiare equazione (ovvero cercare altrove) o semplicemente di smettere di volere a tutti i costi risolverla.

Scrivo cio’ come frutto di riflessione personale e spero non come motore per una fustigazione violenta da parte di qualche fisico.