Frequento la Val di Fassa da quasi quindici anni. Per me e la mia famiglia è sempre stato un rito estivo: un appartamento in affitto per risparmiare sul superfluo e regalarci qualche giorno in più, zaino in spalla, scarponi ai piedi e via.
Ho iniziato a camminare a 12 anni e oggi cerco di trasmettere a mio figlio la stessa identica cosa: la bellezza della semplicità. La montagna ti insegna la fatica, la pazienza, la meraviglia di un panorama conquistato passo dopo passo e il rispetto per i tempi della natura. Certo, a volte una funivia serve per accorciare i tempi di una gita in giornata, ma il senso resta sempre lo stesso: immergersi nel silenzio e staccare dal caos.
Negli ultimi anni, però, qualcosa si è rotto. Nel post-Covid la montagna ad agosto ha cambiato volto. La ricerca di spazi aperti e la fuga dal caldo di pianura hanno portato in quota una massa di gente mai vista prima, ma il vero problema non sono solo i numeri: è l’attitudine.
Quello a cui assistiamo sempre più spesso è la trasformazione delle Dolomiti in un parco divertimenti, a cominciare dal turismo del selfie. Ovvero quello che vede i sentieri percorsi come passerelle solo per scattare una foto da pubblicare, spesso senza l’attrezzatura minima o la consapevolezza di dove ci si trovi. O ancora, come visto in questi giorni, code chilometriche al Col Rodella non per ammirare le pareti del Sassolungo, ma per comprare un bombolone alla crema.
E-bike ovunque e senza regole; questi mezzi potenti usati spesso con prepotenza sui sentieri pedonali, dimenticando il rispetto reciproco.
Infine la tristezza di vedere i rifugi snaturati, queste strutture d’alta quota nate per dare conforto e appunto, rifugio, trasformate in ristoranti di lusso per accontentare pretese da cittadino. Il tutto spesso avallato da un marketing turistico miope che, per ingordigia economica a breve termine, promuove l’invasione invece della tutela.
Di fronte a questo scenario verrebbe voglia di gettare la spugna, ma la montagna autentica esiste ancora ed ecco qualche accorgimento per sopravvivere.
Anzitutto, sfruttare la “selezione naturale” del dislivello: la maggior parte della folla si ferma entro 500 metri dall’arrivo degli impianti. Bastano 200-300 metri di dislivello a piedi o una deviazione su un sentiero secondario per ritrovare il silenzio.
Partire all’alba: mettersi in cammino alle 7:00 del mattino permette di godersi la vera magia delle Dolomiti e incrociare la fiumana solo quando si sta già tornando.
Cercare i versanti meno battuti: lasciare per un attimo i “colossi” da cartolina e scoprire i valloni laterali, le tracce della Grande Guerra o i gruppi montuosi vicini meno pubblicizzati o confinanti con altre valli, dal Gruppo Monzoni al Latemar orientale fino alla bellissima Valle San Nicolo’ che offre sentieri bellissimi e impegnativi.
Infine, mostrare ai nostri figli il contrasto tra chi la montagna la vive con rispetto e chi la consuma è forse la lezione più preziosa che possiamo dare loro.
Le Dolomiti non hanno bisogno di ulteriori attrazioni: la loro attrazione è la natura stessa. Forse è arrivato il momento di chiederci che tipo di turismo vogliamo per il futuro delle nostre montagne: un luna park o un luogo di rispetto?

6 risposte
Applausi! I “local” hanno le loro responsabilità comunque..
Come sai vivo all’estero e le montagne sono ciò che più mi manca, con i proverbiali cibo e meteo a completare il podio. Sto ben attento a “far pubblicità”: diventare una seconda Norvegia, Toscana o – appunto – Trentino-Alto Adige è l’ultima cosa che auguro alla mia regione natale.. 😉
Call me selfish 😇
Sai, la vocazion turistica non e’ un male di per se. E’ il rispetto dei luoghi. Tante cose si potrebbero dire anche su molte citta’ d’arte, ormai diventati Luna Park. Pensa a Roma o a Firenze. I soldi del turismo fanno gola ma se il prezzo da pagare diventa troppo alto…
da cosa nasce il bisogno di giudicare sempre gli altri? le persone vivono al meglio delle proprie possibilità e probabilmente quindici anni fa anche tu eri visto alla stessa maniera da quelli che frequentavano la montagna da 20 anni (e loro stessi, da chi in quei posti ci è nato). ci si riempie la bocca con il termine “inclusività”, ma poi all’atto pratico, l’inclusività va bene quando non sconfina nel mio piccolo orticello.
Ciao. Perdonami ma fai un discorso senza senso. L’overtourism non è un problema che si è inventato Paolo Bianchi, così come l’effettiva fragilità e particolarità dell’ambiente montano.
Non lo dice solo Paolo Bianchi che trasformare le Dolomiti in Cesenatico non è sostenibile. Il tema dell’inclusiva qui c’entra come i cavoli a merenda.
non ho detto che l’overtourism non sia un problema o che te lo sia inventato tu. l’oggetto del mio discorso era un altro: giudicare gli altri e mettersi sempre su un gradino superiore.
Ti giuro, ho riletto nuovamente il mio pezzo. Confondi il voler esprimere un’opinione (che esattamente l’intenzione che mi sono prefissato con questo articolo) con il giudizio.
Oltretutto, non essendo il solo che ha espresso parere simili, tra cui anche i rifugisti, non riesco proprio a capire dove sia questo gradino che menzioni.