Discorso per 81mo Anniversario della Liberazione – 25-4-2026; Vicesindaco Paolo Bianchi

Cari concittadini, autorità, rappresentanti delle associazioni e giovani di Bertonico,

prendo la parola oggi avvertendo un profondo senso di responsabilità. Come sapete, il Sindaco Angelo Chiesa non può essere qui con noi a causa di vicende personali che lo tengono lontano dal nostro corteo. A lui va il mio pensiero e il saluto di tutta l’Amministrazione. In sua vece, ho l’onore di rappresentare la nostra comunità in questa giornata che è il fondamento stesso della nostra libertà.

Il 25 Aprile ci impone, prima di tutto, un esercizio di verità.

Spesso tendiamo a ricordare la fine della guerra come un naturale e inevitabile trionfo del bene, quasi fosse bastata la “buona volontà” dei nostri padri, delle nostre madri e dei nostri nonni per far cadere le catene del nazifascismo. La storia, però, è più cruda e più esigente. La nostra libertà non è arrivata con i fiori: è stata strappata con il sangue e con le armi. È stata il frutto di una lotta dura, di un sacrificio estremo compiuto da chi capì che, di fronte alla sopraffazione, la sola speranza non bastava più: serviva il coraggio di combattere.

Il coraggio di tanti Partigiani e Partigiane di diversa provenienza politica che misero a repentaglio la propria incolumità e, in molti casi, diedero la vita. Oggi, qui a Bertonico come in tutta Italia, onoriamo quel sacrificio non per celebrare la violenza, ma per ricordare che la libertà ha un costo. E che la sovranità di un popolo — intesa come libertà di decidere il proprio destino in piena coscienza — è un diritto che va difeso con fermezza. Ieri come oggi.

Da quel coraggio è nata la nostra Costituzione, il testamento vivente della Resistenza e il fondamento di ciò che siamo come italiani. Oggi si discute spesso di come cambiarla, ma la nostra sfida prioritaria è leggerla, capirla e, soprattutto, applicarla. La Carta va onorata non solo nelle cerimonie, ma facendone vivere i principi di giustizia e uguaglianza ogni giorno: abbiamo il dovere morale di abitarla pienamente.

La storia del nostro dopoguerra non ci insegna che la libertà sia un percorso privo di ombre. Sappiamo bene, anche qui nelle nostre terre, che la democrazia è sorta tra le macerie e il dolore di troppe vite innocenti. Ma è proprio da quel dolore che è nato un impegno solenne: il mandato di non accettare mai più che il massacro dei civili venga considerato un “prezzo inevitabile” o, peggio, uno strumento legittimo per raggiungere obiettivi politici. Quella linea di diritto internazionale, tracciata dai nostri padri, serve a dirci che nessuna strategia geopolitica può valere più della vita di un bambino o di un civile inerme.

È proprio guardando a quel sangue versato che non possiamo restare in silenzio di fronte a ciò che accade nel mondo. Oggi assistiamo a una narrazione pericolosa, a una sorta di follia collettiva che pretende di giustificare la guerra contro Stati sovrani in nome di logiche geopolitiche traballanti o degli umori politici del momento. Pensiamo a scenari complessi come l’Iran o il Libano. Al conflitto ucraino, che si trascina ormai da più di quattro anni. Agli scenari di guerra in Palestina e in molte altre parti del mondo.

Nulla può giustificare la scelta di scatenare conflitti che colpiscono indiscriminatamente la popolazione civile. In uno scenario globalizzato, una scintilla può provocare danni che impoveriscono le nostre stesse famiglie; è triste pensare che si muova guerra alimentando le speculazioni di pochi che “soffiano sul fuoco”. Vendere la propria anima e sacrificare vite umane per il profitto è semplicemente immorale. Che scenario lontano e buio, se confrontato con la nostra lotta di Liberazione.

Questa logica della forza sta mettendo a rischio le alleanze e gli equilibri che hanno garantito la pace dal 1945 a oggi. Se accettiamo che la sovranità di uno Stato e l’autodeterminazione di un popolo siano concetti calpestabili, stiamo smantellando le fondamenta della convivenza globale. Significa tornare in un mondo dove non vince il diritto, ma chi urla più forte o chi ha l’arma più potente.

Noi abbiamo il dovere morale di dire no a questa deriva.

Essere qui oggi a Bertonico significa impegnarsi a essere custodi di questa memoria. La nostra “Resistenza” di oggi consiste nel non abituarsi alla guerra, nel rifiutare la giustificazione della morte dei civili e nel difendere l’idea che ogni popolo ha diritto alla propria libertà.

Ricordiamo il passato per avere la bussola nel presente.

Viva la Liberazione, viva l’Italia, viva Bertonico.

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