Scrivo sempre di altro su queste pagine, ma oggi scelgo di aprire una finestra sul mio osservatorio professionale. Mentre i telegiornali si concentrano sulle mappe tattiche e sui movimenti geopolitici in Medio Oriente, sulle scrivanie di chi si occupa di logistica e produzione un’altra guerra e’ in corso: quella relativa a una spirale incontrollata dei costi che non accenna a fermarsi.
Questa guerra non è un evento lontano ma e’ gia’ qui, dentro le nostre fatture, nei nostri magazzini e credetemi, a brevissimo, lo sarà nel carrello della spesa di tutti noi. Cerco di dare uno sguardo di insieme.
La tempesta perfetta: Logistica e Materie Prime
Il primo segnale d’allarme arriva dal mare. I noli marittimi sono schizzati alle stelle per l’ennesima volta, rendendo il commercio globale un percorso a ostacoli tra disponibilita’ effettiva di container, tratte piu’ lunghe (attraverso Good Hope) e sicurezza. A questo si aggiunge l’impatto immediato sul trasporto su gomma: i fuel surcharge (i sovrapprezzi carburante) vengono ormai applicati sistematicamente su ogni singola tratta. Non si muove 1 kg di merce senza un costo extra.
Ma il vero dramma, per ora silenzioso verso le famiglie ma presto realta’, si consuma nel mercato delle materie prime. Dai feedstock alle commodities, fino alle specialties chimiche e industriali, stiamo assistendo ad aumenti con punte che superano il 50%. Non sono fluttuazioni fisiologiche; è un segno di panico e caos incontrollato che, temo sara’ destinato a rimanere a lungo.
La benzina e il diesel sono stati solo l’inizio. Questi costi industriali sono come un’onda d’urto che percorre tutta la filiera e che finirà inevitabilmente per abbattersi sulle spese quotidiane di ognuno di noi.
Le responsabilità politiche: Il peso del caos
Questa situazione non è una calamità naturale. Ha dei responsabili chiari, figli di scelte deliberate o di omissioni colpevoli.
- USA e Israele: la responsabilità primaria di questa escalation ricade sulla leadership di Stati Uniti e Israele. Hanno scelto la via di un’azione di puro caos, un azzardo geopolitico giocato con totale disinteresse per le conseguenze sistemiche globali (prima di tutto sul far east e il suo enorme asset produttivo). Il dubbio, come dimostrano dichiarazioni e proclami, e’ che non ci sia una via d’uscita vera e tutto sia stato fatto in funzioni di un guadagno elettorale nel breve o per distogliere l’attenzione su altre questioni interne (le midterms, il caso Epstein). Il problema e’ questo diversivo sta facendo morti.
- Il complice silenzio dei Repubblicani: all’interno degli Stati Uniti, assistiamo a una politica interna completamente accodata e complice. I Repubblicani, salvo pochi illuminati (o meno dato che i MAGA sono irritati), si sono allineati a questa visione, alimentando una situazione che non prevede vie d’uscita diplomatiche. Tra i colpevoli mettiamoci pure chi, anche in Europa, non manca di lisciare il pelo a questo disgraziato Presidente.
- L’Europa e il “sonno” post-Covid: se l’incendio è stato appiccato altrove, l’Europa ha la colpa di non aver costruito tagliafuoco. Nel periodo post-pandemia, l’UE ha dormito sonni profondi. Mentre l’industria europea chiedeva a gran voce piani di preparazione e resilienza per la prossima (inevitabile) crisi, la politica europea è rimasta immobile, incapace di reagire o di elaborare una strategia autonoma e duratura. Per me questo rappresenta una grande fonte di delusione.
Nessuna luce all’orizzonte
In questo scenario, fatico a credere a negoziati imminenti come proclamato da Trump. La verità è che, al momento, la pace o la stabilità non sembrano essere funzionali agli interessi di chi ha in mano il boccino del gioco.
La crisi è destinata a durare a lungo. Non è pessimismo, ma il realismo di chi vede i numeri cambiare ogni giorno. Prepariamoci, perché l’economia che conoscevamo è uscita dai binari, e rimettercela richiederà molto più di una stretta di mano.
2 commenti
Analisi lucida, che sottoscrivo su tutto il fronte. Ad oggi 90% delle persone non si è ancora reso conto dello tsunami inflazionario in arrivo – che a mio avviso surclasserà anche ciò che abbiamo sperimentato post-covid.
Carburante subito, poi beni di consumo, poi quelli durevoli, passando per il settore alimentare e infine l’energia da settembre in poi. Non mi spingo più in là con le previsioni, direi che per il 2026 possa bastare. L’ordine di grandezza dipenderà dalla durata dello stallo e per ora purtroppo condivido il tuo pessimismo al riguardo..
Lo sai ben anche tu. È una battaglia quotidiana ormai. Ed è vero, è peggio del post – Covid a sto giro.