Nelle ultime settimane qualcuno mi ha scritto o fermato per strada chiedendomi un parere o un momento di confronto su questo referendum. Dopo aver letto bene il quesito e aver ragionato per tutta la durata della campagna referendaria mi esprimo a pochi giorni dal voto. Credo che parlare di temi così complessi con calma sia l’unico modo per uscire dal rumore di fondo di questa campagna elettorale, che (devo dirlo) purtroppo è stata troppo urlata e politicizzata da entrambe le parti, ragion per cui non ho aderito ad alcun comitato preferendo fare un ragionamento mio.
Prima di iniziare, vorrei quindi chiarire una cosa importante: la mia non è una posizione “di Partito”. Non seguo diktat o ordini di scuderia. Quello che scrivo è il frutto di una riflessione personale, basata su ciò che ritengo giusto per il nostro Paese e per la tutela di noi cittadini.
Partiamo da un punto fermo: io non sono “contro” la riforma a prescindere. Anzi, sono convinto che la separazione delle carriere tra chi accusa (il PM) e chi giudica (il giudice) sia una scelta necessaria a medio termine.
In un’aula di tribunale, chi deve decidere se sei colpevole o innocente deve essere assolutamente terzo, equidistante dalle parti. Il fatto che in Italia oggi questa distinzione non sia ancora netta è un problema serio che va risolto per garantire un processo giusto a ogni imputato.
Il problema è come lo stiamo facendo.
Perché il diavolo sta nei dettagli. Questa riforma, per come è scritta, rischia di aprire la porta, anzi un portone, a un’influenza della politica sulla magistratura che trovo inaccettabile.
Tre punti di preoccupazione spiegati in modo semplice, o almeno ci provo.
L’ Alta Corte (ovvero: “chi controlla i controllori?”): Viene creato un nuovo tribunale speciale per giudicare i magistrati che sbagliano. Il rischio è che i membri di questa Corte, per come verrebbero scelti, finiscano per essere troppo vicini ai desideri dei partiti e se un giudice ha paura di essere “punito” da un organo influenzato dalla politica, sarà ancora davvero libero di decidere?
Il sorteggio (la “lotteria” della giustizia): per scegliere chi deve governare la magistratura si propone un sorteggio. L’idea è di combattere le correnti interne, ma il risultato rischia di essere un organo di governo debole e casuale, dove la componente politica finirebbe per avere ampia influenza.
Il rischio di un PM “sotto il Governo”: Separando totalmente le carriere, il Pubblico Ministero rischia col tempo di diventare un ufficio che prende ordini (o quasi) dal Ministero della Giustizia di turno. E purtroppo il ministro Nordio con i suoi collaboratori non sta facendo nulla per dare l’impressione contraria. In uno Stato di diritto, la legge deve essere uguale per tutti; se un ministero può influenzare chi e cosa indagare, questa uguaglianza sparisce. Mi duole dirlo ma di ingerenze ne abbiamo avute già fin troppe ultimamente.
In conclusione, non si può aggiustare una cosa rompendone un’altra ancora più importante.
Voto NO non perché mi piaccia come funzionano le cose oggi ma perché questa specifica riforma non dà abbastanza garanzie di indipendenza.
L’indipendenza dei giudici non è un regalo che facciamo a loro, ma è uno scudo che serve a noi cittadini per avere garanzia che, davanti alla legge, conteranno sempre i fatti e mai le simpatie politiche del momento.
Dobbiamo pretendere una riforma scritta meglio, che separi le carriere senza però consegnare le chiavi della giustizia nelle mani dell’esecutivo di turno, disinnescandone quindi un qualsiasi uso strumentale.